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    Cessione del quinto

    Cessione del quinto per dipendenti pubblici: convenzioni e vantaggi

    5 Ottobre 20267 min di lettura
    Cessione del quinto per dipendenti pubblici: convenzioni e vantaggi

    Mi ricordo una pratica di qualche mese fa: un assistente di una ASL lombarda, 1.900 € netti al mese, che voleva estinguere due piccoli prestiti e portarsi a casa ventimila euro di liquidità in più. Dal momento in cui ho trasmesso la richiesta all'accredito sono passati sei giorni lavorativi. Sei. Non è il cliente a essere speciale: è la convenzione che sta dietro.

    Parliamo di perché, per i dipendenti pubblici, la cessione del quinto è la pratica più scorrevole che mi capiti di gestire.

    Chi rientra

    Dipendenti di Stato, ASL, regioni, province, comuni, enti pubblici non economici e aziende municipalizzate con convenzione. Ministeri, ospedali, università, aziende del servizio idrico o dei trasporti: è una platea larga, ed è quella su cui la cessione scorre meglio in assoluto sul mercato.

    I pensionati pubblici hanno una via dedicata, di cui parlo altrove. Qui mi concentro su chi è ancora in servizio attivo.

    Le convenzioni, che è il punto

    Gli istituti che erogano la cessione del quinto stipulano convenzioni nazionali con le amministrazioni pubbliche, gestite tramite sistemi centralizzati di trattenuta sullo stipendio (NoiPA per i ministeri, sistemi analoghi per gli altri enti). Tradotto: l'istituto ha già concordato con l'amministrazione come trattenere la rata in busta paga. Niente lettere del datore di lavoro da aspettare, niente verifiche aziendali caso per caso.

    Cosa ne ricavi, in concreto:

    • tempi di delibera brevi, spesso 3-7 giorni lavorativi;
    • tassi tendenzialmente più bassi rispetto ai dipendenti privati, perché il rischio per l'istituto è minimo;
    • documentazione ridotta: documento, busta paga, e poco più.

    È la differenza tra un'operazione che scorre e una che si arena sulle verifiche.

    Non tutte le amministrazioni sono uguali

    Le grandi — Stato, sanità, grandi comuni — hanno convenzioni storiche con condizioni molto competitive. Gli enti minori o le municipalizzate più piccole a volte hanno convenzioni meno diffuse, e può capitare che convenga rivolgersi a un istituto diverso perché ha già l'accordo attivo con la tua amministrazione.

    Quando mi arriva una pratica di un ente piccolo, la prima cosa che faccio è controllare quali istituti hanno convenzione attiva con quell'amministrazione. Non è un dettaglio: cambia il tasso, e il tasso cambia la rata e l'importo finale.

    L'anticipo delle rate, che spaventa inutilmente

    Per i dipendenti pubblici la trattenuta parte dal mese successivo alla liquidazione, ma l'istituto chiede spesso un anticipo di due o tre rate a copertura del periodo in cui la trattenuta non è ancora attiva. È una somma che ti viene restituita man mano, non è un costo aggiuntivo. Lo dico sempre, perché quando il cliente vede l'importo netto leggermente più basso del previsto si spaventa. Non c'è motivo: è solo un anticipo tecnico.

    Un esempio con i numeri

    Torno al caso di prima. Stipendio netto 1.900 €: un quinto è 380 €. Su 10 anni (120 rate), con un TAN intorno al 5,5%, l'importo erogabile si aggira intorno ai 34.000 €, al netto del costo del finanziamento e dell'assicurazione.

    I numeri cambiano con TAN, durata e importo richiesto, ma il meccanismo è fisso: la rata non supera il quinto del netto, e a parità di rata più durata significa più liquidità — e più interessi. È un bilanciamento, non una scelta unica.

    L'assicurazione, che non è un optional

    Per i dipendenti pubblici c'è l'assicurazione obbligatoria rischio vita e rischio impiego, già inclusa nel TAEG. La copertura impiego, per un posto statale, ha senso quasi solo sulla carta — ma c'è per legge e si paga. Quella che conta davvero è la copertura vita: se il dipendente viene a mancare prima dell'estinzione, l'assicurazione estingue il debito residuo. Non pesa sugli eredi. È una rassicurazione vera, non di facciata.

    I documenti

    Per i dipendenti pubblici basta davvero poco:

    • documento d'identità e codice fiscale;
    • le ultime due buste paga;
    • il modello CU dell'anno precedente.

    In molti casi non serve nemmeno il certificato di stipendio, perché la convenzione lo rende superfluo. È la pratica più snella che mi capiti di gestire.

    Quando la consiglio e quando no

    La consiglio quando serve liquidità medio-alta con rata fissa e automatica e il cliente è un pubblico dipendente stabile: lì i tassi sono i più bassi e i tempi i più brevi. La sconsiglio quando serve una cifra piccola e per poco tempo: in quel caso un prestito personale, anche a tasso più alto, può costare meno in termini totali. Lo dico, anche se per me la cessione è meno lavoro.

    Per capire quanto puoi ottenere con la tua busta paga e la convenzione del tuo ente, chiedimi una consulenza gratuita: ti dico onestamente se conviene e con quale istituto.

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    Sabrina Rubattu — Consulente del credito

    Scritto da

    Sabrina Rubattu

    Consulente del credito · Team Leader PrestitoSi Finance S.p.A.

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